p 9 .

Paragrafo 2 . Ludwig Feuerbach.

     
Introduzione.

Un  ruolo  particolarmente significativo - all'interno della  Sinistra
hegeliana  -  svolto da Ludwig Feuerbach. Gi nel 1830 - anticipando,
quindi, di alcuni anni il problema sul quale si spaccher la scuola di
Hegel  -,  con  i Pensieri sulla morte e sull'immortalit  (pubblicati
anonimi, ma subito a lui attribuiti)(4) aveva voluto dimostrare che la
concezione  hegeliana dello Spirito non consente di pensare  all'anima
individuale come immortale.
     Feuerbach,  come  gli  altri esponenti della Sinistra  hegeliana,
opera  una  critica  allo  hegelismo tutta  dall'interno.  Afferma  la
necessit di rifiutare la filosofia di Hegel,(5) ma non ne mette  in
discussione  l'apparato  concettuale, di  cui  continua  a  utilizzare
elementi essenziali, quali la dialettica e il concetto di alienazione.
     Ma,   soprattutto,  Feuerbach  resta  fedele   a   un   principio
fondamentale dell'idealismo: la conoscibilit dell'Infinito  da  parte
dell'uomo.

La liberazione dalla teologia.
     
La  filosofia  di  Hegel, secondo Feuerbach,   ancora  teologia:  La
dottrina hegeliana - egli scrive - secondo cui la Natura, o la realt,
  posta dall'Idea, non  altro che l'espressione in termini razionali
della dottrina teologica, secondo

p 10 .

cui  la  Natura  creata da Dio, o l'essere materiale  creato  da  un
essere  immateriale,  cio astratto. [...] La  filosofia  di  Hegel  
l'ultimo rifugio, l'ultimo sostegno razionale della teologia(6).
     Il  carattere  teologico dello hegelismo   dato  dalla  priorit
dell'Idea  sulla  Natura, del Pensiero sull'Essere. Il cominciamento
logico che Hegel individua nell'Idea in s  astratto, come  astratto
Dio prima della creazione del mondo. La hegeliana Idea in s non  si
differenzia dal Dio della tradizione teologica ebraico-cristiana.
     Per  Feuerbach    necessario un rovesciamento del  rapporto  che
Hegel  ha posto fra Pensiero ed Essere. Il vero rapporto fra Pensiero
ed  Essere  non  pu  essere che questo: l'Essere   il  soggetto,  il
Pensiero  il predicato. Il Pensiero dunque deriva dall'Essere, ma non
l'Essere  dal  Pensiero. L'Essere  da se stesso e  per  opera  di  se
stesso,  l'Essere viene dato soltanto per opera dell'Essere,  l'Essere
ha  il  suo fondamento in se stesso, perch soltanto l'Essere  senso,
ragione,  necessit, verit, in breve  tutto in  tutto.  L'Essere  ,
perch il Non-essere, cio il Nulla,  assurdo(7).
     Questo  rovesciamento    anche uno spostamento  di  cent'ottanta
gradi  del  cominciamento,  e colloca  l'uomo  al  posto  dell'Idea.
Feuerbach  pensa  di concludere (lui e non Hegel)  il  processo  della
filosofia  moderna, all'interno del quale  maturato il  passaggio  da
una  visione  teologica (e teocentrica) della  realt  a  una  visione
antropologica (e antropocentrica) della realt. Hegel ha rappresentato
una  tappa  importante di questo processo, perch ha  attribuito  alla
ragione  umana  la  facolt di conoscere l'Infinito,  fino  ad  allora
considerata prerogativa esclusiva di Dio. Ma - come abbiamo detto - la
visione  hegeliana  ancora teologica, perch nel sistema di Hegel  la
conoscenza  umana dell'Infinito (la filosofia)  possibile  in  quanto
l'uomo,   finito,     sollevato  all'Infinito  e   assume   cos   le
caratteristiche del divino.
     Si  tratta - dice Feuerbach - di non gettare via questa conquista
hegeliana  (come  stavano facendo i positivisti con la  loro  rinuncia
all'Assoluto e all'Infinito); occorre andare oltre Hegel.
     Vedere    il   cominciamento   nell'uomo   e   non   rinunciare
all'Infinito vuol dire portare l'Infinito nel finito, nell'uomo.
     L'uomo  nella sua finitezza, nella sua materialit e  sensibilit
diventa ricettacolo dell'Infinito.
     L'operazione  di  Feuerbach pu apparire tanto  avventata  quanto
quella,  opposta,  di  Hegel,  che aveva spogliato  l'uomo  della  sua
finitezza.
     Consideriamo l'uomo nella sua integralit: il suo corpo,  le  sue
sensazioni, i suoi sentimenti, la sua volont, la sua ragione e la sua
coscienza.  L'uomo non  - come voleva il materialismo tradizionale  -
semplicemente  un animale dotato di pensiero:  una realt  molto  pi
complessa.(8)  Nell'essenza dell'uomo c' la possibilit  di  sognare,
desiderare,  volere, pensare l'Infinito. In questo senso l'Infinito  
in ciascuno di noi.
     
     p 11 .
     
     Quando,  da  Parmenide in poi, il filosofo  pensa  l'Essere,  ci
accade non perch l'Essere eterno, assoluto e immutabile, fuori  e  al
di  sopra  dell'uomo,  lo costringe a liberarsi  dall'illusione  dei
sensi,  a  farsi  puro  pensiero o Spirito e,  quindi,  a  conoscere
l'Essere  e a identificare in esso il (proprio) pensiero. Il  pensiero
dell'uomo  non  separabile dal suo corpo (carne, ossa e sangue),  dal
suo  desiderio  e  dalla  sua  volont; l'Essere    l'uomo,  cio  il
soggetto, e dunque il suo pensiero (compreso il pensiero dell'Essere e
dell'Infinito)  un suo prodotto, cio il predicato.
     Hegel  si pone da un punto di vista che costruisce il mondo,  io
da  un  punto di vista che presuppone il mondo come esistente,  e  che
vuole presupporlo come esistente; egli discende, io salgo. Hegel  pone
l'uomo sulla testa, io lo pongo sui suoi propri piedi, riposanti sulla
geologia(9).
     Il   materialismo   di   Feuerbach,  a   differenza   di   quello
tradizionale  di  origine atomistica (secondo cui  il  pensiero  e  la
materia   sono  la  stessa  realt,  costituiti  entrambi   di   atomi
sostanzialmente omogenei), distingue la natura del pensiero da  quella
della  materia, ma afferma che il pensiero  generato  e  nasce  dalla
materia  e  che  da  essa  inseparabile. Non sono il  pensiero  e  la
coscienza  a determinare la natura e la vita (idealismo), ma  sono  la
natura e la vita che determinano pensiero e coscienza. L'uomo    ci
che mangia  forse la frase di Feuerbach pi citata.(10)

La comunione dell'uomo con l'uomo.
     
Solo  su  un  punto Feuerbach sembra essere totalmente  d'accordo  con
Hegel: nell'individuo isolato non c' l'essenza dell'uomo. Due uomini
occorrono per creare l'uomo, sia l'uomo spirituale sia quello  fisico:
la  comunione  dell'uomo con l'uomo  il primo principio  e  il  primo
criterio  della  verit e della validit universale. La  certezza  che
esistano  altre cose al di fuori di me  ottenuta da me attraverso  la
certezza che esiste al di fuori di me un altro uomo(11).
     La  trasformazione  del  cibo  in  pensiero  non    un  processo
meramente fisiologico:  vero che il pensiero trae origine dal  corpo,
ma  solo attraverso la conversazione dell'uomo con l'uomo(12) l'uomo
si  eleva alla ragione. La coscienza del mondo esterno e di se  stesso
avviene  per l'uomo nel riconoscersi come tu, oltre che come  io:  La
rappresentazione  di un'attivit esistente al di  fuori  di  me,  cio
dell'oggettivit,  sorge  solamente quando  io  venga  trasformato  da
quell'io   che  ero  in  un  tu,  quando,  insomma,  non  agisca,   ma
patisca(13).
     
     p 12 .
     
     Nel  rapporto (che  conversazione - vogliamo sottolinearlo)  con
gli  altri,  e dalla mediazione di questo rapporto, l'uomo conosce  il
mondo  che  lo  circonda:  grazie a ci, pu  anche  conoscere  in  s
l'essenza  dell'uomo.  In  altre parole:  l'uomo  ha  coscienza  della
propria  umanit solo se si pone in relazione agli altri uomini  e  al
mondo.
     
Il raggio inutile della stella pi remota.
     
Il  nostro  guardare  l'universo  e le  sensazioni  che  proviamo  nel
contemplarlo non provano nulla sulla natura dell'universo, ma sono una
testimonianza della nostra natura, sono una prova dell'Infinito che  
in  noi.  A  questo proposito ci sono queste poche parole di Feuerbach
che meritano di essere lette: La bestia  sensibile solo al raggio di
luce necessario alla vita, l'uomo invece gode anche del raggio inutile
della  stella  pi remota. Soltanto l'uomo ha gioie  e  affetti  puri,
intellettuali,   disinteressati.  Lo  sguardo  che  si   perde   nella
contemplazione  del cielo stellato, in quella luce  che  n  giova  n
nuoce,  che  nulla  ha in comune con la terra e con  i  suoi  bisogni,
scorge  la  propria  natura,  la  sua propria  origine.  [...]I  primi
filosofi erano astronomi(14).
     La  coscienza  della  propria  natura    coscienza  dell'essenza
dell'uomo e porta a rafforzare la conversazione con l'altro  da  cui
quella coscienza  nata. La vera dialettica - dice Feuerbach - non  
un  monologo intimo del pensatore solitario, ma un dialogo tra l'Io  e
il Tu(15).
     
Una filosofia per il futuro.
     
La  realizzazione  della comunione degli uomini, dell'unit  dell'uomo
con   l'uomo      la  conseguenza  dell'affermarsi  della   filosofia
dell'avvenire,  della filosofia umana, liberata dagli  ultimi  residui
della teologia. E' un progetto per il futuro.
     E  questa    un'altra grande differenza tra Feuerbach  e  Hegel:
mentre  per il secondo la filosofia si compie nel presente e il futuro
J  filosoficamente  irrilevante, il primo pensa e  scrive  addirittura
un'opera intitolata Princpi della filosofia dell'avvenire.
     Prima  di  alzare  gli  occhi al cielo e di  godere  del  raggio
inutile  della stella pi remota, l'uomo ha avuto paura  del  fulmine
che  si  abbatteva sulla terra, della tempesta che spazzava via tutto,
dei suoi simili che gli erano nemici, della morte sempre in agguato. E
ha provato dolore e terrore.

L'alienazione religiosa.
     
La  teologia,  che  ha trovato l'ultima difesa nella  razionalit  del
sistema  hegeliano,  anch'essa (come tutte le forme di  pensiero)  un
prodotto umano. Per potersene liberare del tutto, quindi,  necessario
che la filosofia dell'avvenire

p 13 .

sia  pienamente consapevole della natura e dell'origine  dei  fenomeni
religiosi.  A  questo  studio Feuerbach dedica gran  parte  della  sua
attivit di filosofo.(16)

La fisiologia, ovvero lo stato di natura.
     
Feuerbach    convinto  che  non    sufficiente  il  recupero   della
centralit   dell'uomo  per  liberarlo  dal  dolore  e  dal   terrore,
dall'influenza nefasta della religione e della vecchia filosofia:  
necessario  recuperare  anche il rapporto  dell'uomo  con  la  natura.
Questo  avviene  attraverso  lo  studio  della  natura,  come  avevano
cominciato  a  fare  i  primi filosofi greci, i fisiologi  (indagatori
della physis).
     Lo  stato  di natura non  certo - per Feuerbach - quel  mitico
mondo dell'armonia e della libert, la cui idea si  ripresentata  con
ritmo  quasi  ciclico nella storia del pensiero umano.  La  condizione
originaria  dell'uomo    di dipendenza dalla  natura:  tutti  i  suoi
bisogni,   a  partire  dai  pi  essenziali  ed  elementari,   trovano
soddisfacimento  nella natura. La vita dell'uomo    alimentata  dalla
natura, che cos mostra di essere superiore all'uomo.
     Per   questo  l'uomo  ha  divinizzato  la  natura.  Omero  chiama
divino  il  sale;  e gli antichi messicani, fra i  loro  molti  di,
avevano  il  dio  del  sale. E' un dio che non  ha  alcuna  dimensione
trascendente;  non  ,  cio, una divinit  che  rivela  la  propria
esistenza e la propria virt nel sale: Esso scrive Feuerbach non  
altro  che  il sale, quel sale che per le sue propriet e per  le  sue
virt  appare all'uomo come un ente divino, il che vuol dire benefico,
splendido, prezioso e ammirevole(17).
     La  supposta  esistenza  di  Dio ha il fondamento  esclusivamente
nell'esistenza  della  natura: il fatto che  l'uomo  sia  costretto  a
vedere  nella  natura  il  presupposto e la condizione  indispensabile
della  sua propria esistenza e coscienza di uomo, lo porta a formulare
il primo concetto di Dio.(18)
     
     p 14 .
     
     Come  si  vede,  l'esistenza della natura -  per  Feuerbach  -  
assolutamente precedente all'uomo e, quindi, al pensiero.
     L'uomo  non  si    per limitato ad attribuire  alla  natura  le
caratteristiche che le sono proprie (e che danno la vita all'uomo) e a
chiamarle divine. L'uomo ha anche pensato che la natura, per  potere
esercitare la sua forza nei confronti dell'uomo, debba essere  animata
da  qualcosa che le  esterno, come spiriti, dmoni, diavoli:  vero
-  osserva  Feuerbach - che la natura  posseduta da uno spirito,  ma
questo  spirito  lo spirito dell'uomo, la sua fantasia, il suo animo,
che  si  introduce involontariamente nella natura, e  fa  di  essa  un
simbolo e uno specchio della sua essenza(19).
     L'uomo    consapevole  che  le  proprie  azioni  sono  mosse  da
qualcosa  che  proviene dal suo interno, dal suo  cuore  e  dalla  sua
ragione,  e  ritiene  che anche le azioni della  natura  -  ben  pi
potenti  di  quelle  umane  - non siano possibili  se  non  pensate,
desiderate, volute da uno o pi enti che nella natura  manifestano
le proprie facolt di pensare, desiderare e volere.
     
La religione dalla natura alla cultura.
     
Il  concetto  di  Dio  -  secondo Feuerbach - subisce  una  evoluzione
significativa   con   la   nascita  della   cultura,   cio   con   la
consapevolezza, da parte dell'uomo, della propria razionalit.
     Il  messicano antico che adorava come divino il sale  non  vedeva
in  esso  nient'altro  che  le  qualit  del  sale;  aveva  lo  stesso
atteggiamento dimostrato dai Greci che facevano sacrifici ai venti per
placarne la furia, o dai Romani che avevano consacrato un tempio  alla
febbre per renderla innocua.(20)  Il divino  semplicemente ci che ti
fa  vivere (il sale) o ci che ti pu far morire (i venti, la febbre),
e  quindi  deve essere avvicinato, o neutralizzato, con  il  dono,  la
preghiera, il sacrificio.
     Gi  nell'idea  di  fare  un sacrificio -  anche  a  un  elemento
naturale  come  il vento o la febbre - compare una prima umanizzazione
della  natura  (la  sua  possibilit di accettare  un  dono),  che  si
svilupper definitivamente con l'attribuzione alla natura (al  divino)
di caratteristiche del tutto umane.(21)
     Nel  momento  in cui la mente umana - che considera  l'ordine  la
caratteristica distintiva della ragione - attribuisce un  ordine  alla
natura,  il salto di qualit  compiuto: la natura comincia  a  essere
vista come espressione di una razionalit superiore e ad essa esterna;
Dio  Mente e Pensiero.
     
Potere politico e potere divino.
     
La  trasformazione di Dio da ente fisico a ente diverso  dalla  natura
coincide  con  il momento in cui l'uomo comincia a vivere  insieme  ad
altri  uomini,  in comunit. Nell'associazione politica  degli  uomini
l'individuo non dipende pi soltanto dalla natura, ma dalle  relazioni
sociali, dalla forza della legge, dell'onore,

p 15 .

della virt: cio da forze astratte, che, a differenza dei venti e dei
fulmini, esistono solo nel pensiero.
     In  questa situazione chi detiene la forza politica e morale  (il
sovrano)    visto come espressione della divinit, e come tale  viene
adorato.
     L'attribuire  caratteri divini a un ente  astratto,  fuori  della
natura,  e il vederne l'espressione nel sovrano  comunque ancora  una
operazione  compiuta  dall'uomo  a partire  dalla  sua  condizione  di
dipendenza:  ora  non  pi  solo dalla  natura  ma  anche  dal  potere
politico.(22)
     
Un dio buono e sapiente.
     
Se  la divinit appare ora come Mente e Pensiero non potr essere  pi
vista  con quegli attributi negativi che aveva quando era identificata
nelle forze della natura: ecco allora che il potere di vita e di morte
che  esercita  il sovrano - in quanto espressione del dio  -  non  pu
essere  arbitrio,  ma  deve essere giustizia.  Consideriamo,  inoltre,
l'amore,  la  bont  e l'intelligenza le migliori  qualit  dell'uomo,
essere pensante e razionale: ed ecco che il dio deve essere un dio che
ama, buono e intelligente.(23)
     Non    difficile intendere - osserva Feuerbach - che il dio  che
abbiamo  davanti    un  dio  antropomorfo:  pur  non  avendo  pi  le
caratteristiche fisiche delle antiche divinit antropomorfe derise  da
Senofane  di  Colofone,(24) n (dopo la rinuncia a una interpretazione
letterale della Bibbia) quelle qualit negative contestate da Galileo,
come  l'ira  e l'invidia,(25) la divinit continua ad avere  attributi
(ora   spirituali,  astratti  e  tutti  positivi)  identici  a  quelli
dell'uomo.
     Il  cristianesimo - come aveva osservato anche  David  Strauss  -
prova non che Dio si  fatto uomo, ma che l'uomo si  fatto Dio.
     
La religione rimedio al dolore e al terrore.
     
La  dipendenza dell'uomo dalla natura e dalle forze che  governano  la
societ   segno inequivocabile di un limite: l'uomo ignora il futuro,
non  vive eternamente, non gode ininterrottamente della felicit,  non
ha  un corpo privo di peso, non vola come gli di, non pu ingigantire
o  rendere invisibile la propria forma corporea, non pu vivere,  come
un angelo, senza bisogni e impulsi sensibili; in breve non  in grado
di fare ci che vuole e desidera.(26)
     Questi  limiti,  per, non sono reali: appaiono tali  solo  nella
rappresentazione  e nella fantasia dell'uomo. Quelli che  consideriamo
limiti hanno il loro fondamento nell'essenza dell'uomo, sono impliciti
nella  sua  natura:  l'impossibilit di volare non    per  l'uomo  un
limite,  come  non    un  limite  per  l'albero  l'impossibilit   di
camminare.  Ma  l'uomo  ha  la facolt di costruire  con  il  pensiero
rappresentazioni e fantasie, di provare sentimenti: e scopre dentro di
s   il  sentimento  dell'infinito,  dell'illimitato.  Egli  per  non
riconosce questo
     
     p 16 .
     
     sentimento  come  suo proprio e lo proietta fuori  di  s,  prima
nella   natura,  quindi  in  un  ente,  oltre  che  buono,  giusto   e
intelligente, rappresentato come infinito, senza tutti quei limiti che
l'uomo  vede nella propria natura: L'ente divino [...]  soltanto  un
ente  della  rappresentazione,  della fantasia,  e  del  sentimento  o
dell'animo dominato dalla fantasia(27).
     La  religione  rappresenta cos il rimedio al dolore  per  l'uomo
che si  separato dalla natura: mentre nella natura l'uomo accetta che
l'universale e l'infinito siano garantiti dall'esistenza del genere  e
della  specie, per s egli vuole l'eternit dell'individuo.  Alberi  e
animali  si  perpetuano nelle loro specie; la stessa cosa  accade  per
l'umanit, ma l'uomo vuole essere individualmente immortale.
     Per  questo  il dio che egli immagina - e in particolare  il  dio
del cristianesimo -  un dio che pu  garantire l'immortalit.
     Un  dio-persona,  o meglio ancora un dio-uomo, che  sconfigge  la
morte  individuale,  quanto di meglio possa desiderare  un  individuo
terrorizzato dal nulla cui sembra destinato una volta persa  di  vista
la propria specie.
     Cos alla vecchia divinizzazione della natura si  sostituito  un
dio  metafisico,  talmente uguale all'uomo  nei  suoi  attributi,  che
l'uomo ha potuto costruire una scienza su di lui: la teologia.
     L'uomo,  dunque, proietta le sue facolt e le sue aspirazioni  in
un  ente  che gli  esterno e che chiama Dio: tale processo  definito
da  Feuerbach - con un termine hegeliano - alienazione. In Dio  l'uomo
mette  se  stesso: La coscienza che l'uomo ha di Dio  la  conoscenza
che  l'uomo  ha  di  s(28). L'uomo si riconosce ed    riconoscibile
grazie  al suo dio: Tu conosci l'uomo dal suo dio, e, reciprocamente,
Dio  dall'uomo; l'uno e l'altro si identificano. Per l'uomo,  Dio  il
proprio spirito, la propria anima; e ci che per l'uomo  spirito, ci
che   la sua anima, il suo cuore, quello  il suo dio: Dio  l'intimo
rivelato,  l'essenza  dell'uomo espressa; la religione    la  solenne
rivelazione  dei tesori celati dell'uomo, la pubblica professione  dei
suoi segreti d'amore(29).
     
La storia delle religioni ...
     
Le  religioni,  come gli altri prodotti dell'uomo, si  modificano  nel
corso   della  storia  umana.  Cos    facile  -  per  le   religioni
storicamente  pi  recenti  - riconoscere il carattere  esclusivamente
umano  delle  religioni primitive: le prime religioni erano  idolatrie
(gli  uomini  costruivano i loro idoli e i loro totem e  li  adoravano
come  di). Ogni religione che definisce idolatrie le sue pi antiche
sorelle  non  pu fare a meno di escludere se stessa  da  un  analogo
destino: soltanto alle altre religioni attribuisce ci che rimane pur
sempre  -  seppure  in  modo  diverso - il vizio  della  religione  in
generale(30).

p 17 .

... e il compito della filosofia.
     
La  storia  delle  religioni  dimostra  che  l'uomo  religioso  non  
direttamente consapevole che la coscienza che ha di Dio sia la stessa
autocoscienza  del suo proprio essere, perch appunto  il  non  essere
consapevole di ci  il fondamento della vera e propria essenza  della
religione(31).  Il compito della filosofia - e in  particolare  della
filosofia  dell'avvenire -  quello di svelare l'identit  fra  quello
che  l'uomo  ha posto fuori di s e quello che ha in s, di ricondurre
all'uomo l'Infinito che  in lui.
     In   questo  modo  l'uomo  avr  la  certezza  della   sua   vera
immortalit,  quella  implicita  nella  sua  essenza,  quella  che  si
realizza nella specie, nella vita in comunione con gli altri.

Feuerbach e la scienza.
     
Dall'analisi del rapporto tra l'uomo e la natura emergono anche alcune
interessanti considerazioni di Feuerbach sulla scienza e sul ruolo  da
essa svolto.
     La  scienza  stata importantissima per liberare l'uomo da  tutta
una  serie di paure, proprio da quelle paure che sono all'origine  del
sentimento  religioso: Lo sviluppo della civilt non  c'  stato  per
nulla, e molte - anzi, in prospettiva, tutte - le angosce che derivano
da  incomprensibili fenomeni naturali possono essere calmate dando, di
quei fenomeni, una spiegazione scientifica, dimostrando che dietro  di
questi non c' una potenza misteriosa. Ma si tratta appunto di calmare
una  paura,  non  di ignorarla, di dare una risposta razionale  a  una
domanda, non di negare la legittimit di questa  .
     Spesso,   invece,  la  scienza  irride  alle  domande  che   ogni
individuo, continuamente, si ripropone e che, restando senza risposta,
danno  vita  al sentimento religioso. Oppure, e la cosa   ancora  pi
grave, la scienza presume di dare tutte le risposte, ma - per farlo  -
proietta   sulla  natura  le  leggi  che  essa  stessa  ha  elaborato,
attribuendole alla natura; si genera cos un procedimento  identico  a
quello  che  produce la religione: in questo modo  la  scienza  si  fa
religione.  L'attribuzione alla natura di leggi razionali  equivale  a
riconoscere  l'esistenza di un Dio razionale che ha scritto  il  libro
della natura in termini matematici.
     "Chi  ha  detto all'uccello che occorre che egli alzi  la  coda,
quando  vuol  scendere, o che la abbassi se vuol salire pi  in  alto?
Deve  essere del tutto cieco colui che nel volo degli uccelli non vede
una  saggezza  superiore, che ha pensato in luogo di essi."  E'  vero,
dev'essere  cieco,  non per per la natura, ma per  l'uomo,  il  quale
eleva   la   sua  essenza  a  modello  della  natura,  e  la   facolt
intellettuale  a facolt primaria, fa dipendere il volo degli  uccelli
dall'esatta  conoscenza  della  meccanica  del  volo,  fa  dei  propri
concetti,  astratti dalla natura, le leggi che gli  uccelli  applicano
nel  volo  -  come  fa  il  cavaliere con le  regole  dell'ippica,  il
nuotatore  con le regole del nuoto, con la differenza, per,  che  per
gli uccelli l'applicazione dell'arte del volo  qualche cosa di innato
[...] il volo degli uccelli non deriva da arte(33).

p 18 .

Una filosofia che risponde a tutte le domande.
     
Feuerbach  non si limita a riconoscere legittime tutte le domande  che
l'uomo  si pone (non solo quelle sul come, ma anche quelle sul  perch
delle  cose), ma pensa anche che la filosofia possa e debba rispondere
ad esse.
     La  questione  di  Dio,  cio  dell'Essere  infinito,  eterno   e
immutabile  (o  della causa prima, o dell'Assoluto),  ha  prodotto  la
teologia  e  la metafisica solo perch ci si  ostinati a considerarla
una  questione  su un oggetto esterno all'uomo e trascendente.  Se  la
filosofia  diventa,  invece,  filosofia dell'uomo  e  sull'uomo,  cio
antropologia, tutti i problemi possono avere una risposta certa e  non
metafisica.
     Di Dio si pu e si deve parlare: per dire che non esiste.
     La  filosofia  teologica di Hegel  rovesciata nell'antropologia;
ma  la  hegeliana  certezza  della Verit  sopravvive  inalterata  nel
pensiero di Feuerbach.
